sabato 23 maggio 2026

I Tre Pilastri dello Shaolin Interno

Quando pensiamo a Shaolin, la mente corre ai monaci guerrieri: pugni che frantumano mattoni, voli acrobatici, un fisico scolpito dalla disciplina ferrea. Questo è lo Shaolin che conosciamo, quello che potremmo definire il "lato esterno" della medaglia. Ma esiste un'altra Shaolin, più silenziosa e profonda, che non si vede nei film né nei tornei: è lo Shaolin Interno, l'arte di coltivare la forza che non si vede ma che tutto muove.

Al centro di questa tradizione millenaria c'è il concetto di Neigong, l'"abilità interna" o il "lavoro interiore". Non si tratta di una tecnica segreta, ma di un percorso di trasformazione che coinvolge corpo, respiro e mente in un'unica, armoniosa sinfonia.

 I Tre Pilastri dello Shaolin Interno

Ciò che distingue le arti interne da quelle esterne non è tanto ciò che si vede, ma ciò che si sente. Mentre il Waigong , il lavoro esterno, sviluppa forza muscolare e resistenza fisica, il Neigong lavora su un livello più sottile. La filosofia che lo guida è l'unione perfetta tra interno ed esterno: "la completa armonia dell'energia interiore con quella esteriore".

1. Il Respiro che Guida

Nel training interno, il respiro non è un semplice atto fisiologico. Diventa il filo conduttore che lega intenzione e movimento. Attraverso tecniche di respirazione speciali, come la respirazione "a tartaruga" o quella "inversa", il praticante impara a dirigere l'energia vitale (Qi) attraverso i canali del corpo. Non si tratta di "trattenere il fiato" per un colpo più potente, ma di lasciare che il respiro muova il corpo dal suo nucleo più profondo.

2. La Mente che Osserva in Silenzio

La pratica dell'illuminazione interiore si ottiene attraverso la meditazione seduta, nota come Chan (l'equivalente cinese dello Zen giapponese). L'obiettivo è raggiungere uno stato mentale chiamato Samadhi: l'assorbimento mentale completo, in cui la mente si calma e si focalizza su un unico punto.

Questo stato di calma non è passività: è una concentrazione così potente da permettere al monaco di sostenere sforzi fisici estremi e di reagire con una velocità e una precisione che sembrano sovrumane.

3. L'Energia che Scorre

L'obiettivo pratico del Neigong è lo sviluppo del Neijin, la "forza interna". A differenza della forza muscolare (Li), che è rigida e limitata, il Neijin è elastico, fluido e profondo. Si dice che i suoi benefici vadano ben oltre il combattimento: chi pratica Neigong autentico può sperimentare un recupero più veloce dagli infortuni, una maggiore resistenza, una regolazione della pressione sanguigna e una connessione più profonda con ogni parte del proprio corpo.

 I Grandi Classici dello Shaolin Interno

La tradizione interna si concretizza in tre pratiche leggendarie, queste anche possono essere considerate i tre pilastri dello Shaolin Interno, spesso citate ma raramente comprese nella loro vera essenza. 

Yi Jin Jing – Il Classico del Cambiamento di Muscoli e Tendini

Spesso associato al leggendario monaco indiano Bodhidharma (il fondatore dello Zen), questo sistema di esercizi mira a "trasformare" i tendini e i muscoli. Non si tratta di ipertrofia, ma di qualità: rendere i tessuti connettivi elastici come l’acciaio forgiato. È interessante notare che alcuni studi attribuiscono la paternità di questo testo non a un monaco buddista, ma a un taoista del XVII secolo che usò lo pseudonimo di Zining Daoren ("Il Daoista dalla Porpora Concentrata"). Questo dimostra quanto i confini tra le tradizioni siano sempre stati porosi.

Xi Sui Jing – Il Classico del Lavaggio del Midollo

Considerato il complemento avanzato dello Yi Jin Jing, lo Xi Sui Jing (o "Lavaggio del midollo") è forse la pratica più affascinante e segreta dello Shaolin interno. Mentre il primo agisce sui muscoli, questo lavora in profondità: nelle ossa e nel midollo.

La tradizione vuole che questo metodo fosse tenuto segreto per secoli all'interno del Tempio di Shaolin. 

Luohanquan – Il Pugno dell'Arhat

Se i primi due metodi sono principalmente "curativi" e "meditativi", il Luohanquan è il ponte tra l'interno e l'applicazione marziale. Il nome si riferisce agli Arhat, i santi illuminati del Buddhismo che hanno raggiunto il Nirvana.

Il Paradosso del Monaco Guerriero

Per secoli, gli studiosi hanno dibattuto la natura esatta di queste pratiche. Sono autenticamente buddhiste o sono il frutto di un sincretismo con l'alchimia taoista? La realtà, come spesso accade, è complessa e affascinante.

Nei testi buddisti originali non si parlava di "trasformare i tendini" o "lavare il midollo". Questi concetti, legati all'anatomia energetica, sono più vicini alla tradizione taoista, che ha una mappa molto dettagliata di meridiani, Dan Tian (centri energetici) e circolazione dell'energia. Tuttavia, nel corso dei secoli, le due tradizioni si sono influenzate a vicenda in modo profondo.

Praticare lo Shaolin Interno significa oggi immergersi in questo crogiolo culturale unico, dove la compassione buddista si sposa con la longevità taoista. Significa sedersi in meditazione per calmare la mente (Chan), respirare per muovere l'energia (Qi) e muovere il corpo per esprimere lo spirito (Shen).

Alla fine di questo percorso, la forza non serve più per vincere una lotta, ma per superare i propri limiti interiori. Il vero mattone da rompere non è quello di terracotta, ma la barriera mentale che ci separa dalla nostra natura più autentica.

giovedì 21 maggio 2026

13° Torneo Città di Saluzzo. Campionato di Kung Fu Cinese PWKA

Il 17 maggio 2026, nella suggestiva cornice di Saluzzo, si è svolto il tradizionale torneo di kung fu organizzato dalla PWKA, un appuntamento atteso da tutti gli appassionati di arti marziali cinesi e giunto alla tredicesima edizione. 

Una giornata fatta di disciplina, tecnica e cuore, in cui i nostri atleti sono scesi in pedana per misurarsi non solo con gli avversari, ma, come sempre accade in questi casi, con se stessi
I nostri cinque atleti, hanno partecipato nelle rispettivi categorie di età e peso nelle tre specialità in gara:

  • Combattimento kung fu tradizionale per Francesco e Andrea Musso
  • Combattimento Sanda (kickboxing cinese) per Samuele Musso e Alessio Tallone
  • Combattimento punto e stop per Kevin Tallone 

Podi e medaglie premiano la preparazione e il sacrificio di tutti loro. Un applauso speciale va a Francesco per il gradino più alto del podio e a ciascuno per aver lottato con onore e determinazione.

Troppo spesso, guardando i risultati finali, ci si dimentica di ciò che realmente accade prima e durante un combattimento. La sfida più grande non è l’avversario dall’altra parte della pedana, ma le proprie paure, i propri limiti, il dialogo interiore che dice “forse non ce la farò”.



Ogni torneo è un 
test di quanto appreso in palestra: mesi di sacrifici, tecniche ripetute centinaia di volte, condizionamento fisico e mentale. Sul quadrato di gara, tutto diventa vero, la mente si spegne. E lì non ci sono scuse.

Per questo, ogni volta che un nostro atleta sale in pedana, vince già qualcosa: il coraggio di mettersi in gioco.


Naturalmente c’è spazio anche per la gioia dei traguardi raggiunti. Le medaglie conquistate a Saluzzo sono motivo di grande orgoglio per la nostra scuola. Ma non dimentichiamo l’altra faccia della medaglia: il torneo è anche un momento di feedback preziosissimo.


Cosa ha funzionato? Cosa possiamo migliorare? Fiato? Calci? Proiezioni? Mobilità della schiena? Sincronizzazione? Quale tecnica ha tradito la tensione? Dove abbiamo lasciato punti per strada?

Questo è lo spirito marziale autentico: usare ogni competizione come una lezione. Perché il cammino nel kung fu non ha una meta definitiva, è un percorso di miglioramento continuo, fatto di umiltà e voglia di alzarsi sempre, anche dopo una sconfitta. Rialzarsi sempre, sempre avanti, mai arrendersi, fino alla fine.


 

venerdì 15 maggio 2026

Baguazhang: il Palmo degli Otto Trigrammi

Il baguazhang è uno stile circolare, fluido, imprevedibile come l'acqua che scorre intorno a un ostacolo. Come il vinhxuan, il taijiquan, e lo xingyiquan appartiene al gruppo degli stili interni (neijia) della Cina.

Mentre lo xingyiquan avanza dritto al bersaglio, il baguazhang gira intorno all'avversario, lo confonde, lo attacca da angoli impossibili e scompare prima che lui possa reagire. È l'arte della strategia indiretta, del movimento perpetuo e del cambiamento costante.

Le origini: Dong Haichuan e il mistero delle montagne

Come per lo xingyiquan, anche le origini del baguazhang sono avvolte nella leggenda. Il fondatore riconosciuto è Dong Haichuan, nato nel 1796 (o 1812 secondo altre fonti) nel distretto di Wen'an, provincia dello Hebei.

La storia più affascinante racconta che Dong incontrò due maestri taoisti (o lama buddisti, a seconda della versione) sulle montagne della Cina meridionale. Lì apprese un'arte marziale segreta basata sulla camminata circolare e sui cambiamenti degli otto trigrammi dell'I Ching. Dopo dieci anni di studio, scese dalla montagna con un sistema completamente nuovo.

Ciò che è storicamente certo è che Dong Haichuan insegnò a Pechino per molti anni, ottenendo infine il patrocinio della corte imperiale. La sua reputazione era tale che i suoi allievi divennero a loro volta leggende viventi, e da loro nacquero i principali stili di baguazhang che esistono ancora oggi.

I cinque stili principali delle "cinque tigri" di Dong Haichuan

Dong Haichuan ebbe molti discepoli, ma i più famosi sono cinque, tanto da essere chiamati le "Cinque Tigri". Ognuno di loro apprese l'arte in modo leggermente diverso, dando vita a stili distinti che si sono tramandati fino a noi.

1. Stile Yin – Il palmo che infila

Fondato da Yin Fu, un venditore di profumi divenuto poi guardia del corpo dell'imperatrice vedova Cixi. Lo stile Yin è noto per:

  • Movimenti compatti e potenti, con passi corti e rapidi
  • Enfasi sul "palmo che infila", una tecnica lineare e penetrante
  • Postura relativamente più alta rispetto ad altri stili
  • Guardia alta, con le mani vicine al petto

Yin Fu è famoso per aver scortato l'imperatrice durante la ribellione dei Boxer nel 1900, guadagnandosi una fama immensa.

2. Stile Cheng – Il palmo che spinge

Fondato da Cheng Tinghua, un fabbricante di occhiali. Cheng Tinghua era noto per la sua forza straordinaria e la sua abilità nel combattimento. Lo stile Cheng è caratterizzato da:

  • Movimenti ampi e allungati, con passate lunghe e fluide
  • Enfasi sul "palmo che spinge" e sulla forza esplosiva
  • Postura più bassa e radicata
  • È lo stile più diffuso e studiato oggi

Cheng Tinghua morì durante la ribellione dei Boxer, combattendo contro le truppe straniere. La sua eredità fu raccolta da allievi come Sun Lutang, che divenne uno dei più grandi maestri interni del XX secolo e fondatore del proprio stile di taijiquan.

3. Stile Liang – Il palmo del fiore di prugno

Fondato da Liang Zhenpu, un commerciante di tessuti. Lo stile Liang è noto per:

  • Movimenti aggraziati e floreali, da cui il nome "fiore di prugno"
  • Enfasi sui cambi di direzione improvvisi e sulle tecniche evasive
  • Un equilibrio tra la compattezza dello Yin e l'ampiezza dello Cheng

4. Stile Song – Il palmo della prugna fiorita

Fondato da Song Changrong, questo stile è il più raro dei cinque. Le sue caratteristiche:

  • Movimenti molto raccolti e circolari
  • Enfasi sulla camminata circolare e sulle torsioni del tronco
  • Postura estremamente bassa

5. Stile Liu – Il palmo delle ottantotto tecniche

Fondato da Liu Fengchun, soprannominato "Liu il guizzo" per la sua rapidità. Lo stile Liu è noto per:

  • Un'enfasi quasi esclusiva sul palmo singolo e sul palmo doppio
  • Un numero limitato di tecniche ripetute con variazioni infinite
  • La massima velocità e fluidità di esecuzione

Oltre a questi cinque, esistono anche gli stili Fan e Shi, meno conosciuti ma ancora praticati da ristrette cerchie di allievi.

L'unicità del baguazhang: camminare il cerchio

La caratteristica più distintiva del baguazhang è la camminata circolare. Il praticante cammina lungo il bordo di un cerchio immaginario, in posizione bassa, con il corpo rivolto verso il centro, cambiando periodicamente direzione mentre esegue le forme.

Questa pratica sviluppa:

  • Agilità e mobilità: la capacità di muoversi intorno all'avversario mantenendo sempre il controllo
  • Radicamento e stabilità: nonostante il movimento continuo, il baricentro rimane basso e stabile
  • Coordinazione e flessibilità: il tronco si torce in tutte le direzioni
  • Consapevolezza spaziale: il praticante impara a "sentire" lo spazio intorno a sé

Come dice un antico detto: "Camminare il cerchio è la madre del baguazhang. Senza di essa, non c'è palmo."