L'obiettivo principale non è mai stato l'addestramento del corpo o l'apprendimento di un sofisticato sistema di combattimento, ma il raggiungimento dell'obiettivo supremo: il Vero Sè, attraverso ciò che possiamo chiamare il Tao o l'Illuminazione.
In questo articolo, esploreremo quindi non la fusione delle loro
forme marziali, ma la sintesi delle loro pratiche spirituali, volte al
raggiungimento del Tao e dell'Illuminazione,
intesa come realizzazione del Sé Autentico. Attraverso la meditazione,
la coltivazione dell'energia interna e l'armonia con la natura, Wudang e
Shaolin offrono percorsi complementari per elevare lo spirito.
Le Radici Taoiste di Wudang
Le maestose montagne Wudang, nella provincia dello Hubei, sono da secoli la culla e il simbolo supremo delle arti marziali taoiste, una tradizione intrisa di filosofia, alchimia interiore e ricerca dell'armonia con il Dao (la Via).
Le sue vette nebbiose e le foreste profonde furono, fin dalla dinastia Han (II secolo a.C.), un santuario per eremiti taoisti in cerca di solitudine per le loro pratiche di meditazione, alchimia (neidan) e lunga vita. Il primo tempio registrato, il Tempio dei Cinque Draghi, fu costruito nel VII secolo, durante la dinastia Tang, consacrando ufficialmente la montagna come centro taoista.
Tuttavia, la vera fioritura e il legame indissolubile con le arti marziali avvennero sotto la dinastia Ming (XIV-XVII secolo). L'imperatore Yongle, che salì al trono dopo una ribellione, promosse un colossale progetto di costruzione per ringraziare la divinità taoista Zhenwu
(il Guerriero Oscuro, divinità del Nord e protettore della Cina), a cui
credeva di dovere il suo regno.
Per oltre un decennio, 300.000 operai
edificarono un complesso senza eguali: 9 palazzi, 9 conventi, 36 eremi e 72 templi rupestri,
tutti collegati da una via sacra che si snoda per chilometri lungo i
pendii.
La leggenda marziale vuole che proprio qui, nel XV secolo, il monaco-immortale Zhang Sanfeng osservò il combattimento tra una gru e un serpente. Colpito dai principi di cedevolezza, rotondità e utilizzo della forza dell'avversario, fondò il sistema del Taijiquan. Curioso come il combattimento tra la gru ed il serpente siano anche alla base della leggenda della creazione del WingChun. Le arti marziali di Wudang si basano sui principi taoisti dello Yin e Yang, del Qi (energia vitale) e della morbidezza che vince la durezza.
Wudang non nacque come fortezza marziale, ma come monte sacro.
La sua arte del combattimento è un'estensione della sua spiritualità:
un sistema sofisticato per coltivare la salute, l'armonia e
l'illuminazione, dove ogni movimento è una meditazione in atto e un
esercizio di alchimia tra corpo, respiro e spirito.
Ma l'obiettivo rimaneva e rimane il raggiungimento del Tao, la suprema libertà spirituale, dove il kung fu è un mezzo per l'illuminazione, non un fine e dove
la disciplina fisica nutre la consapevolezza spirituale.
Le Pratiche Buddhiste di Shaolin
Nascosto tra le verdi montagne Songshan, nella provincia dell'Henan, il Tempio Shaolin incarna una fusione unica di spiritualità, arte marziale e cultura che affonda le sue radici in oltre 1500 anni di storia.
La sua origine risale al 495 d.C., quando l'imperatore Xiaowen della dinastia Wei settentrionale fece costruire un tempio per accogliere il monaco buddhista Batuo (o Buddhabhadra), giunto dall'India per diffondere gli insegnamenti del Buddhismo Theravada. Il nome "Shaolin" significa letteralmente "tempio nella foresta (Lin) del monte Shaoshi", descrivendo la sua posizione geografica.
La svolta leggendaria avvenne però qualche decennio dopo, intorno al 527 d.C., con l'arrivo di un altro monaco indiano: Bodhidharma (in cinese Damo). Considerato il 28° patriarca del Buddhismo e fondatore della scuola Chan
(più tardi nota in Giappone come Zen, ma che deriva dal sanscrito dhyana che rappresenta l'assorbimento meditativo), la sua figura è avvolta nel
mito.
La tradizione narra che Bodhidharma meditò per nove anni in una
grotta sopra il tempio. Osservando le precarie condizioni fisiche dei
monaci, debilitati dalle lunghe ore di meditazione sedentaria, elaborò
una serie di esercizi, probabilmente derivanti dallo yoga, per rafforzarne il corpo e la mente.
Shaolin, Wudang e la Via di Mezzo
Alla fine del nostro viaggio, Shaolin e Wudang emergono non come semplici poli opposti, ma come due respiri complementari dello stesso universo spirituale cinese.
Wudang, fiorito nel Taoismo, rappresenta il saggio fluente: la via dell’armonia, dell’adattarsi all’avversario come l’acqua si modella alla roccia, della coltivazione interiore del Qi. È la valle che accoglie, morbida e inesorabile. La sua forza è circolare, paziente, un lento fluire che consuma ogni ostacolo.
Shaolin, radicato nel Buddhismo Chan, incarna il discepolo risoluto: la via della disciplina ferrea, della mente concentrata come uno specchio, della rottura diretta con l’illusione. È la montagna che si erge, immobile e potente. La sua forza è esplosiva, diretta, un grido di risveglio che taglia il dubbio.
Insieme, queste due grandi tradizioni disegnano un cerchio completo: l’ascesi e il flusso, la forma e il vuoto, la disciplina che forgia e la spontaneità che libera. Una dialettica tra l’agire (Shaolin) e il lasciar accadere (Wudang), entrambi orientati verso una trascendenza che si realizza attraverso il corpo stesso.
Ma questo quadro non sarebbe completo senza il terzo pilastro, spesso silenzioso ma fondamentale: il Confucianesimo. Se Shaolin cerca l’illuminazione al di là del mondo e Wudang l’armonia con le leggi del Tao, il Confucianesimo fornisce l’etica per agire nel mondo. Incarna il pratico costruttore di società: la via dei riti, delle relazioni armoniose, del dovere e della rettitudine morale.
La vera sintesi spirituale della tradizione cinese si manifesta proprio nell’equilibrio di queste tre forze:
Il rigore morale e sociale del Confucianesimo fornisce la struttura, l’ordine e il senso del dovere.
La ricerca interiore e il distacco del Buddhismo Chan (Shaolin) offrono la profondità spirituale e la liberazione dalla sofferenza.
L’armonia cosmica e la spontaneità del Taoismo (Wudang) insegnano il fluire con il Tao, la coltivazione della vita e l’azione senza sforzo.
In questa triade, il praticante ideale, come il leggendario "letterato-guerriero" (wenshi) – coltiva:
Una bussola confuciana per agire con giustizia nel mondo.
Un cuore taoista per muoversi in armonia con le sue energie.
Una mente chan per vedere la realtà ultima, senza veli.
È qui che la metafora marziale si compie appieno: la vera maestria non è scegliere una sola via, ma trovare il punto dinamico in cui la fermezza di Shaolin, la morbidezza di Wudang e la rettitudine confuciana coesistono, permettendo all’individuo di navigare con perfetto equilibrio tra impegno sociale, ricerca spirituale e fusione con il cosmo. La Via, in definitiva, è una sola: quella che integra tutte le energie in un unico, armonioso movimento della vita.

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