Nella tradizione millenaria dell'alchimia interna cinese (neidan), pochi concetti sono tanto centrali e al tempo stesso avvolti in
un alone di mistero quanto i «cento giorni di fondazione». Questa soglia
temporale, lungi dall'essere un mero dato cronologico, rappresenta una
fase cruciale e simbolicamente densa nel percorso di trasformazione
interiore del praticante taoista. Ma cosa accade realmente in questi
cento giorni? E perché sono considerati il fondamento indispensabile per
l'intero cammino alchemico?
Il
termine cinese Bai Rì Zhu Ji, letteralmente "cento giorni di
costruzione delle fondamenta", è un' espressione tecnica specifica del
linguaggio taoista.
Così come un grattacielo non può sorgere sicuro senza
fondamenta solide, allo stesso modo il cammino del coltivatore taoista
non può procedere senza una base stabile .
Lo scopo primario di questa fase è gettare le basi per le pratiche più
avanzate, e il suo obiettivo fisiologico principale è la liberazione del flusso energetico nei meridiani Ren Mai (Concezione) e Du Mai (Governatore), i due vasi fondamentali dell'energia corporea secondo la medicina tradizionale cinese.
L'idea
di fondo è che un corpo in salute, con i canali energetici liberi da
ostruzioni, sia il prerequisito essenziale. Il detto medico «dove c'è
ostruzione, c'è dolore; dove c'è scorrimento, non c'è dolore» viene applicato qui al percorso di crescita spirituale . Solo quando il flusso del qi, l'energia vitale, è armonioso e potente, si può pensare di intraprendere il cammino alchemico vero e proprio.
È importante sottolineare che questa fase non è ancora considerata «alchimia» in senso stretto, ma piuttosto una «porta d'ingresso al Dao». Gli alchimisti la definiscono «arte taoista», distinguendola dalle «tecniche immortali» delle fasi successive. In questo stadio, il «passe-partout misterioso» non è ancora apparso, e il lavoro principale è riparare le perdite e le debolezze del corpo fisico.
Il cuore dei cento giorni, tuttavia, è identificato dalla maggior parte delle fonti con la fase successiva alla semplice costruzione delle fondamenta: il Lian Jing Hua Qi, ovvero «raffinare l'essenza per trasformarla in energia» . Questa fase è anche chiamata «primo livello», «barriera dei cento giorni» o «Piccolo Ciclo Celeste».
Questo processo consiste nel coltivare l'essenza originaria (yuan jing) all'interno del corpo per generare l'energia originaria (yuan qi). Questa energia viene poi fatta circolare attraverso i meridiani Ren e Du, seguendo una tempistica precisa e un «controllo del fuoco» basato su cicli respiratori, per essere infine raccolta nel campo di cinabro inferiore (dan tian), raggiungendo l'unione di spirito ed energia.
Il processo è suddiviso in quattro fasi distinte e molto tecniche :
Raccolta dell'elisir (cai yao): Quando l'energia originaria si manifesta nella quiete della meditazione, deve essere colta immediatamente, «come il piombo che appare quando nasce l'acqua decima», per evitare che degeneri.
Sigillatura (feng gu): L'energia raccolta va portata e sigillata nella fornace inferiore (il dantian) per evitare che si disperda.
Cottura (peng lian): Si fa ruotare il «carro del fiume» (he che) per trecentosessanta giri, corrispondenti ai gradi del Piccolo Ciclo Celeste, per favorire l'accoppiamento di tigre e drago (simboli dello yin e yang interiori) e la condensazione di spirito ed energia.
Cessazione del fuoco (zhi huo): Al termine dei trecentosessanta cicli, compaiono segnali come «tre manifestazioni di luce», che indicano che l'elisir interiore è nato e si deve smettere di applicare il fuoco marziale, preparandosi per la fase successiva di sette giorni di raffinamento del grande elisir.
Ma perché cento giorni? Il ragionamento parte dalla struttura del corpo umano, che avrebbe 365 grandi punti energetici, in corrispondenza dei giorni dell'anno solare. Il numero 9, nella tradizione cinese, è il massimo della manifestazione e simboleggia il ritorno all'origine. Ogni punto energetico, per essere pienamente attivato, dovrebbe essere «riempito» con 9 soffi vitali (kou zhen qi).
Ma come si genera questo soffio vitale? Attraverso la pratica della meditazione. Ogni quarto d'ora di seduta (una frazione di tempo corrispondente a una suddivisione classica dell'ora cinese) in cui il praticante mantiene la mente libera da distrazioni e torpore, viene considerato una «seduta» valida (zuo) capace di generare un soffio vitale. Il segno tangibile della corretta generazione del soffio è la produzione di una saliva dolce e limpida, chiamata «nettare» (gan lu). Questa saliva, menzionata anche da Lü Dongbin nei suoi versi «nuvole bianche salgono sulla sommità del capo, nettare irrora il Monte Meru», è considerata la manifestazione fisica dell'unione delle energie dei meridiani Ren e Du e va inghiottita con una tecnica specifica per nutrire l'essenza interiore.
In sintesi, i cento giorni rappresentano il tempo ritenuto necessario, secondo la fisiologia tradizionale, per completare questo processo di saturazione energetica di tutti i punti vitali, a patto di mantenere una pratica costante e corretta.
È
fondamentale, tuttavia, non interpretare in modo eccessivamente
letterale questo arco temporale: «cento giorni» sono un’indicazione basata sulla fisiologia umana, ma la
difficoltà reale non sta nel tempo in sé, bensì nella capacità di «chiudere i sei sensi» e di non disperdersi nel mondo dei desideri sensoriali .
La vera sfida è interrompere il flusso dell'energia verso l'esterno e
invertirlo verso l'interno, seguendo il moto di «inversione» che
dall'umano riconduce al Dao.
Termini come «cento giorni» sono innanzitutto delle
metafore. Così come i successivi «dieci mesi» e «nove anni» sono simbolici, rispettivamente del periodo di gestazione e del lungo
affinamento finale ispirato ai nove anni di meditazione del patriarca
Bodhidharma. La durata effettiva della pratica varia in base alla
persona e al metodo seguito .
I cento giorni di fondazione nell'alchimia interna cinese rappresentano molto più di un semplice periodo di tempo. Sono una soglia iniziatica, un crogiolo di trasformazione in cui il praticante, attraverso disciplina, concentrazione e una profonda comprensione dei meccanismi energetici del proprio corpo, getta le basi per un percorso di evoluzione spirituale. Tra la raccolta dell'elisir e la circolazione del Piccolo Ciclo Celeste, tra la dolcezza del nettare e il fuoco della cottura interiore, questi cento giorni condensano in sé il senso più profondo dell'alchimia taoista: la paziente e consapevole trasmutazione del piombo grezzo dell'esistenza quotidiana nell'oro puro dello spirito realizzato.
