lunedì 13 aprile 2026

7° Campionato Kung Fu Vietnamita ASI di Asti. Il Valore delle Gare di Forme

Asti, 12 aprile 2026
Il Palazzetto dello Sport si è trasformato per un giorno in un crocevia di tradizioni marziali. Siamo tornati a casa dal 7° Campionato ASI di forme di kung fu vietnamita con un bagaglio che va ben oltre il metallo delle medaglie. 
Abbiamo portato ad Asti una delegazione di soli 5 atleti  (Jessica Aimaretti, Daisy Lerda, Andrea Musso, Francesco Musso ed Elia Rovera) ma ognuno di loro ha rappresentato il nostro stile e la nostra scuola con l’anima.

Eravamo circondati da scuole provenienti da tutto il Nord Italia. Tanti stili diversi, tante interpretazioni del kung fu tradizionale per una gara di forme a mani nude ed armate, con stili interni ed esterni. Ma in fondo in una gara di forme conta soprattutto ciò che è trasversale a tutte le arti marziali: equilibrio, potenza, tecnica di base, eleganza del gesto.

Perché gareggiare? 
Mettersi in gioco davanti a giudici di altri stili

Una domanda che spesso ci viene posta è: perché un allievo di kung fu dovrebbe partecipare a una gara di forme, soprattutto quando i giudici appartengono ad altri stili? Non è forse più “puro” allenarsi in palestra senza giudizio esterno?


La risposta l’abbiamo vista ieri, negli occhi dei nostri ragazzi. Quando  entri nello spazio di gara e sai che chi ti valuta non conosce i dettagli della tua scuola, ma guarda
l’essenza marziale universale, allora non puoi nasconderti dietro la complessità del tuo programma. Contano solo:

  • la stabilità delle posizioni,
  • la chiarezza delle tecniche,
  • la coerenza dell’intenzione marziale,
  • la fluidità tra un movimento e l’altro.

Ed è così che la gara diventa uno specchio impietoso ma utilissimo. I maestri degli altri stili non sanno se il nostro “serpente” o la nostra “gru” devono avere un angolo del braccio diverso. Quello che vedono, e valutano, è se c’è potenza senza tensione, equilibrio senza rigidità, eleganza senza leziosità.

Una palestra di gestione emotiva (proprio come un esame)

C’è un aspetto che troppo spesso si sottovaluta: l’ansia da prestazione. Salire sul quadrato, con gli occhi di tutti puntati addosso, sapendo di avere pochi minuti per esprimere mesi di allenamento, è un’esperienza emotivamente molto simile a un esame. O forse anche più intensa, perché il confronto è immediato e pubblico.

Jessica, Daisy, Andrea, Francesco ed Elia lo sanno bene. Ognuno ha dovuto fare i conti con il proprio respiro che si accorciava, con le gambe che all’inizio sembravano meno sicure, con la mente che tentava di correre troppo avanti. E ognuno, a modo suo, ha imparato a superare quella piccola tempesta interiore.

La gara non è solo una vetrina. È un’occasione per guardarsi dentro e scoprire di essere più forti del proprio nervosismo. È un allenamento alla presenza mentale che nessuna ripetizione in palestra da soli può regalare.

Il viaggio vale più della destinazione

Abbiamo voluto che i nostri atleti partissero con un pensiero chiaro: l’obiettivo non è la medaglia. La medaglia, se arriva, è una conseguenza gradevole, ma non è il fine. Il vero traguardo è il viaggio, cioè il percorso di allenamento che porta alla gara.

Le settimane precedenti sono state fatte di:

  • ripetizioni fino allo sfinimento per pulire ogni dettaglio,
  • simulazioni di gara in palestra con compagni che facevano finta di essere giudici severi,
  • momenti di scoraggiamento seguiti da piccole rinascite tecniche,
  • la scoperta di piccole imperfezioni che prima non vedevamo.

E tutto questo vale molto più del risultato finale. Perché quando si esce dal quadrato di gara, anche senza podio, si è comunque più consapevoli di prima. Si è misurati con se stessi, non solo con gli altri.

Misurarsi con se stessi, gara dopo gara

Jessica, Daisy, Andrea, Francesco ed Elia hanno portato a casa qualcosa che nessun punteggio può togliere: la memoria di un momento in cui hanno avuto il coraggio di esporsi. Hanno mostrato il nostro stile con orgoglio, hanno rappresentato la nostra famiglia marziale, e hanno imparato qualcosa di nuovo sul proprio equilibrio emotivo.

In un mondo che corre sempre verso il risultato immediato, noi continuiamo a credere che la gara sia un traguardo, non l’arrivo. È una tappa del cammino. Un cammino fatto di disciplina, sudore, cadute e risalite.

Ieri, da Asti, siamo tornati a casa più ricchi. Non (solo) di metallo, ma di esperienza. E questo, per noi, è già una vittoria.

Bravi ragazzi. Avanti così.

La nostra scuola ringrazia l’organizzazione del 7° Campionato ASI e tutti i maestri che, con il loro sguardo attento e interdisciplinare, hanno reso questa esperienza un vero momento di crescita.

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