lunedì 27 aprile 2026

I Torneo di Pinerolo: esordio nel Sanda per i nostri tre atleti

Pinerolo – Ieri, 26 aprile 2026, si è svolto il I Torneo di Pinerolo, una gara che ha visto squadre di tutta la regione affrontarsi nelle discipline del Sanda (combattimento con proiezioni a terra) e della lotta libera

Per il nostro gruppo di Vinh Xuan Italia hanno partecipato Alessio Tallone, Kevin Tallone e Samuele Musso. Per tutti e tre era la prima volta in una gara di Sanda, specialità che unisce colpi di pugilato e calci a tecniche di proiezione a terra, spesso definite le “MMA dello stile cinese”

Alessio e Samuele hanno sfruttato al meglio le loro competenze nella lotta e hanno vinto le rispettive categorie. Kevin ha gareggiato con determinazione, portando a casa l'esperienza di un confronto utile per crescere. Samuele ha ottenuto anche un ottimo secondo posto nella sua categoria di Sanda.

A margine della competizione, voglio sottolineare un aspetto fondamentale: non ci si allena per vincere una medaglia, ma per completare la propria attitudine al combattimento.

Partecipiamo anche a gare con regolamenti diversi, perché cerchiamo di sviluppare una preparazione il più completa possibile. Il Sanda, con le sue proiezioni a terra, è per noi un banco di prova perfetto.

Questa filosofia si traduce in un lavoro di palestra essenzialmente centrato sull’
autosviluppo e sulla difesa personale, ma che può essere applicato con successo anche in un contesto sportivo agonistico.

Ogni gara come test: la palestra non tradisce

Ogni competizione è un’occasione unica per testare quanto praticato durante gli allenamenti. Non conta solo il risultato, ma la consapevolezza che le tecniche di difesa personale, se ben radicate, funzionano anche sotto pressione, con un avversario reale e un arbitro a vigilare.

E ieri, a Pinerolo, Alessio, Kevin e Samuele hanno superato l’esame. Un segnale chiaro per tutti gli appassionati: la via marziale completa esiste, e si allena giorno dopo giorno, proiezione dopo proiezione.

sabato 18 aprile 2026

Xingyiquan: Il Pugno della Forma e dell'Intenzione

Nel vasto universo delle arti marziali cinesi, pochi stili sono avvolti in un’aura di efficienza letale e profondità filosofica quanto lo Xíngyìquán, il "Pugno della Forma e della Intenzione".

Mentre il Tai Chi (taijiquan) incanta con i suoi movimenti lenti e fluidi, e il Baguazhang ipnotizza con le sue rotazioni senza fine, lo Xingyiquan colpisce come un fulmine a ciel sereno: lineare, aggressivo e spietatamente diretto. Il Vinh Xuan possiede caratteristiche di tutte e tre.

Nel vasto universo delle arti marziali cinesi, pochi stili sono avvolti in un’aura di efficienza letale e profondità filosofica quanto lo Xingyiquan
, il "Pugno della Forma e della Intenzione".

Ma da dove viene questa arte? E quali sono i suoi stili principali? Scopriamolo insieme.

Le Origini Mitiche e Storiche

Come per molti stili antichi, le origini dello Xingyiquán si perdono nella leggenda. La versione più affascinante lo attribuisce al celebre generale Yuè Fēi (1103–1142) della dinastia Song. Secondo la tradizione, Yuè Fēi creò quest’arte per addestrare i suoi soldati a combattere con lance corte (in sostituzione delle lance spezzate in battaglia), enfatizzando la potenza esplosiva e la linea retta.

Tuttavia, la storia documentata inizia molto più tardi, verso la fine della dinastia Ming (XVII secolo), con il leggendario Jī Lóngfēng, noto anche come Jī Kě, della provincia dello Shaanxi. Ji era un maestro di lancia talmente abile che, secondo il racconto, realizzò che i principi della lancia potevano essere applicati al combattimento a mani nude. Da questa intuizione nacque lo Xinyi Liuhe Quan (Pugno di Cuore-Intenzione e Sei Armonie), il progenitore diretto dello Xingyiquan.

Dai Maestri Fondatori ai Grandi Divulgatori

Da Ji Kě, l’arte passò a Cáo Jìwǔ, poi a Mǎ Xuélǐ e infine a Lǐ Zhēng (detto anche Lǐ Fēi Yǔ). Fu proprio Lǐ Zhēng, commerciante di animali, a notare il talento di un giovane apprendista: Dai Longbang.

Dai Longbang codificò il sistema nel suo celebre trattato "Liùhé quán xù" (Prefazione al Pugno delle Sei Armonie), gettando le basi teoriche. Ma il vero rivoluzionario fu il suo allievo, Lǐ Luònéng (o Lǐ Néngrán), un mercante di coloranti dello Hebei.

Li Luoneng semplificò e sistematizzò l’arte, rinominandola ufficialmente Xíngyìquán. Fu lui a strutturare i famosi 12 Animali (oltre ai 5 Pugni Elementari) e a formare i tre grandi rami principali che esistono ancora oggi:

  1. Scuola dello Hebei (Héběi pài)
  2. Scuola dello Henan (Hénán pài – più arcaica, a volte chiamata Xinyi Liuhe)
  3. Scuola dello Shanxi (Shānxī pài)

I Tre Grandi Stili (Rami) dello Xingyiquán

Nonostante il nucleo comune, ogni ramo sviluppò caratteristiche distintive.

1. Stile dello Hebei (il più diffuso)

Grazie a Li Luoneng e ai suoi discepoli come Guō Yúnshēn (soprannominato "Guō la Tigre Mezza Maledetta" per la sua potenza devastante) e Liú Qílán, questo stile è caratterizzato da:

  • Movimenti ampi e allungati, con passate lunghe e potenti.
  • Enfasi sulla forza esplosiva (fajin) e sulla rapidità.
  • Postura relativamente più alta rispetto allo Shanxi.
  • La sequenza dei 5 Pugni Elementari (Pì, Bēng, Zuān, Pào, Héng) è centrale e viene praticata in linea (la famosa "Andata e Ritorno").
  • È il ramo più sportivo e marziale, quello che vedete spesso nelle demo di combattimento.

2. Stile dello Shanxi (il più raffinato)

Fondato da Chē Yìzhāi, allievo di Li Luoneng, e portato avanti da maestri come Bù Xūqīng, questo stile si distingue per:

  • Passi corti e "striscianti" (simili a un gatto che avanza).
  • Postura più bassa e raccolta.
  • Maggiore enfasi sulla "forza nascosta" (an jin) e sulle torsioni del tronco.
  • Movimenti più compatti e meno appariscenti, ma estremamente efficienti.
  • Si dice che lo Shanxi Xingyi sia più "interno" e sottile, ideale per spazi ristretti.

3. Stile dello Henan (Xinyi Liuhe – il più antico e marziale)

Questo è il ramo più vicino alle origini di Ji Longfeng. A volte considerato un'arte a sé (Xinyi Liuhe Quan), è stato preservato da maestri come Mǎ Xíng e Lù Hézhāi. Le sue caratteristiche:

  • Enfasi sulle "Sei Armonie": tre esterne (spalle-fianchi, gomiti-ginocchia, mani-piedi) e tre interne (cuore-mente, mente-qi, qi-forza).
  • Movimenti molto tesi e "a scatto", con frequenti cambi di direzione.
  • Minore enfasi sugli Animali (si concentra sui 10 Animali originali e sulle forme a coppia).
  • Posture estremamente basse e guardia molto alta (mano a palmo davanti al volto).
  • È considerato il più difficile e "cryptico" dei tre, con un sapore decisamente più antico e guerresco.

I Cinque Pugni Elementari (Wǔ Xíng Quán)

Cuore pulsante dello Xingyiquán è la teoria dei Cinque Elementi (Wǔ Xíng). Ogni elemento è un movimento di base, ma anche una strategia di combattimento e una modalità energetica:

  1. Pì Quán (Fendente) – Metallo. . Un taglio discendente dal centro verso il basso, come un'ascia che spacca la legna. Simbolo di decisione e di forza che penetra la difesa avversaria..
  2. Bēng Quán (Sfondare/Collassare) – Legno. Un pugno dritto e penetrante come una freccia. Simbolo di crescita rettilinea.
  3. Zuān Quán (Trapanare) – Acqua. Un pugno ascendente a vite che sale dal basso verso l’alto. Simbolo di adattabilità.
  4. Pào Quán (Cannone) – Fuoco. Un doppio movimento di parata e pugno esplosivo. Simbolo di potenza improvvisa.
  5. Héng Quán (Attraversare/Stabile) – Terra. Un movimento orizzontale di rottura dell’equilibrio. Simbolo di stabilità.

Questi cinque movimenti si generano e si controllano a vicenda secondo il ciclo di generazione e controllo dei 5 Elementi.

I 12 Animali (Shí Èr Xíng) e la differenza con i 10 originali

Uno degli aspetti più affascinanti dello Xingyiquán è l'imitazione dello spirito e della strategia degli animali, non la loro forma esteriore. Come diceva il maestro Guō Yúnshēn: "Non importa che la tua mano sia un artiglio di tigre. Importa che la tua mente sia una tigre."

Ecco l'elenco completo dei 12 Animali nello stile Hebei, quello più diffuso.

  1. Il Dragone non vola, ma si torce come un drago che emerge dall'acqua, lavorando sulla colonna vertebrale con potenza ondulatoria. 
  2. La Tigre è aggressività pura: il principio della "Tigre che sbrana l'agnello" insegna ad assalire senza esitazione, con ferocia totale. 
  3. La Scimmia porta agilità, rapidità e movimenti ingannevoli, cambi di direzione improvvisi per colpire dove non ti aspetti. 
  4. Il Cavallo carica in linea retta con calci bassi e potenti, simbolo di resistenza e forza esplosiva degli arti inferiori.
  5. Il Coccodrillo (o alligatore) esegue movimenti di apertura laterale del tronco, ruotando i fianchi come l'animale che lacera la preda. 
  6. La Gallina (o il Gallo, secondo le scuole) insegna l'equilibrio su una gamba sola e la camminata strisciante, il cosiddetto "passo della gallina che cerca il grano", fondamentale per la stabilità dinamica. 
  7. La Rondine effettua schivate rapide e attacchi a sorpresa in volo, colpendo in fuga e rientrando immediatamente. 
  8. Il Serpente si muove in modo avvolgente e strisciante, con attacchi che salgono a vite (lo stesso principio del pugno Zuān Quán), infilandosi nelle difese avversarie.
  9. L'Aquila afferra e strappa con gli artigli: il palmo ad "artiglio d'aquila" è devastante su leve e punti vitali. 
  10. L'Orso usa la potenza statica, con spalle possenti che sfondano le difese – la celebre "spalla d'orso" è una delle tecniche più temute dello stile. 
  11. Il Gallo cedrone (un uccello terrestre, talvolta chiamato tètro) colpisce con il dorso della mano o l'avambraccio, in uno schiaffo devastante e improvviso. 
  12. Infine l'Aquila calva (un rapace mitologico, simbolo di supremazia dall'alto) esegue colpi che scendono con tutto il peso del corpo.
Quali animali sono esclusi dai 10 originali?

Nel ramo più antico dello Xingyiquán, quello dello Henan chiamato Xinyi Liuhe Quan, gli animali non sono 12 ma 10. Secondo i testi di Ma Xueli e Lu Hezhai, i dieci animali originali sono: Dragone, Tigre, Scimmia, Cavallo, Gallina, Aquila, Orso, Serpente, Coccodrillo e Fenice.

Confrontando questo elenco con i 12 animali dello stile Hebei, scopriamo che mancano due animali: la Rondine e l'Aquila calva. Inoltre, il singolo uccello Fenice dei 10 originali viene nei 12 sdoppiato in due animali distinti: il Gallo cedrone e l'Aquila calva, con l'aggiunta separata della Rondine.

In pratica, se incontri un maestro di Xinyi Liuhe Quan (stile Henan) e gli chiedi della Rondine, ti guarderà perplesso: non esiste nel suo sistema. Viceversa, se pratichi lo stile Hebei di Li Luoneng, i 12 Animali sono sacri, e la Rondine è fondamentale per sviluppare la capacità di "colpire in ritirata", una delle tecniche più avanzate dello Xingyiquán.

Questa differenza non è solo un dettaglio erudito. Rivela l'evoluzione dell'arte: da un sistema marziale originario, essenziale e guerresco (i 10 animali), si è passati a un sistema più completo e stratificato (i 12 animali), che aggiunge strategie di evasione (Rondine) e completezza simbolica (Aquila calva). Entrambi sono validi, ma appartengono a due universi tecnici leggermente diversi.


In un’epoca di arti marziali sempre più acrobatiche o sportive, lo Xingyiquán rimane un'arte profondamente marziale e pragmatica.

  • È lineare e diretto: non ci sono movimenti circolari superflui. Si va dritti al punto, sia fisicamente che strategicamente.
  • Sviluppa una potenza esplosiva straordinaria in brevissimo spazio.
  • Allena la coordinazione neuro-muscolare attraverso il principio delle Sei Armonie.
  • Dal punto di vista medico, i 5 Pugni Elementari sono un sistema completo per muovere il Qi nei meridiani.

Lo Xingyiquán non è elegante. È brutale, essenziale, quasi minimalista. Ma chi lo pratica sa che sotto quella superficie austera si nasconde una delle macchine da combattimento più perfezionate mai concepite dall’uomo.

Il tuo avversario avanza? Tu avanzí. Lui si ferma? Tu avanzí. Lui si ritira? Tu avanzí ancora più veloce.

Questo è lo Xingyiquán. Il pugno che non conosce ritirata.

lunedì 13 aprile 2026

7° Campionato Kung Fu Vietnamita ASI di Asti. Il Valore delle Gare di Forme

Asti, 12 aprile 2026
Il Palazzetto dello Sport si è trasformato per un giorno in un crocevia di tradizioni marziali. Siamo tornati a casa dal 7° Campionato ASI di forme di kung fu vietnamita con un bagaglio che va ben oltre il metallo delle medaglie. 
Abbiamo portato ad Asti una delegazione di soli 5 atleti  (Jessica Aimaretti, Daisy Lerda, Andrea Musso, Francesco Musso ed Elia Rovera) ma ognuno di loro ha rappresentato il nostro stile e la nostra scuola con l’anima.

Eravamo circondati da scuole provenienti da tutto il Nord Italia. Tanti stili diversi, tante interpretazioni del kung fu tradizionale per una gara di forme a mani nude ed armate, con stili interni ed esterni. Ma in fondo in una gara di forme conta soprattutto ciò che è trasversale a tutte le arti marziali: equilibrio, potenza, tecnica di base, eleganza del gesto.

Perché gareggiare? 
Mettersi in gioco davanti a giudici di altri stili

Una domanda che spesso ci viene posta è: perché un allievo di kung fu dovrebbe partecipare a una gara di forme, soprattutto quando i giudici appartengono ad altri stili? Non è forse più “puro” allenarsi in palestra senza giudizio esterno?


La risposta l’abbiamo vista ieri, negli occhi dei nostri ragazzi. Quando  entri nello spazio di gara e sai che chi ti valuta non conosce i dettagli della tua scuola, ma guarda
l’essenza marziale universale, allora non puoi nasconderti dietro la complessità del tuo programma. Contano solo:

  • la stabilità delle posizioni,
  • la chiarezza delle tecniche,
  • la coerenza dell’intenzione marziale,
  • la fluidità tra un movimento e l’altro.

Ed è così che la gara diventa uno specchio impietoso ma utilissimo. I maestri degli altri stili non sanno se il nostro “serpente” o la nostra “gru” devono avere un angolo del braccio diverso. Quello che vedono, e valutano, è se c’è potenza senza tensione, equilibrio senza rigidità, eleganza senza leziosità.

Una palestra di gestione emotiva (proprio come un esame)

C’è un aspetto che troppo spesso si sottovaluta: l’ansia da prestazione. Salire sul quadrato, con gli occhi di tutti puntati addosso, sapendo di avere pochi minuti per esprimere mesi di allenamento, è un’esperienza emotivamente molto simile a un esame. O forse anche più intensa, perché il confronto è immediato e pubblico.

Jessica, Daisy, Andrea, Francesco ed Elia lo sanno bene. Ognuno ha dovuto fare i conti con il proprio respiro che si accorciava, con le gambe che all’inizio sembravano meno sicure, con la mente che tentava di correre troppo avanti. E ognuno, a modo suo, ha imparato a superare quella piccola tempesta interiore.

La gara non è solo una vetrina. È un’occasione per guardarsi dentro e scoprire di essere più forti del proprio nervosismo. È un allenamento alla presenza mentale che nessuna ripetizione in palestra da soli può regalare.

Il viaggio vale più della destinazione

Abbiamo voluto che i nostri atleti partissero con un pensiero chiaro: l’obiettivo non è la medaglia. La medaglia, se arriva, è una conseguenza gradevole, ma non è il fine. Il vero traguardo è il viaggio, cioè il percorso di allenamento che porta alla gara.

Le settimane precedenti sono state fatte di:

  • ripetizioni fino allo sfinimento per pulire ogni dettaglio,
  • simulazioni di gara in palestra con compagni che facevano finta di essere giudici severi,
  • momenti di scoraggiamento seguiti da piccole rinascite tecniche,
  • la scoperta di piccole imperfezioni che prima non vedevamo.

E tutto questo vale molto più del risultato finale. Perché quando si esce dal quadrato di gara, anche senza podio, si è comunque più consapevoli di prima. Si è misurati con se stessi, non solo con gli altri.

Misurarsi con se stessi, gara dopo gara

Jessica, Daisy, Andrea, Francesco ed Elia hanno portato a casa qualcosa che nessun punteggio può togliere: la memoria di un momento in cui hanno avuto il coraggio di esporsi. Hanno mostrato il nostro stile con orgoglio, hanno rappresentato la nostra famiglia marziale, e hanno imparato qualcosa di nuovo sul proprio equilibrio emotivo.

In un mondo che corre sempre verso il risultato immediato, noi continuiamo a credere che la gara sia un traguardo, non l’arrivo. È una tappa del cammino. Un cammino fatto di disciplina, sudore, cadute e risalite.

Ieri, da Asti, siamo tornati a casa più ricchi. Non (solo) di metallo, ma di esperienza. E questo, per noi, è già una vittoria.

Bravi ragazzi. Avanti così.

La nostra scuola ringrazia l’organizzazione del 7° Campionato ASI e tutti i maestri che, con il loro sguardo attento e interdisciplinare, hanno reso questa esperienza un vero momento di crescita.

sabato 11 aprile 2026

I Cinque Stili Principali del Taijiquan

Il Vinh Xuan è un'Arte Marziale Interna come Taijiquan, Xingyiquan e Baguazhang. In questo articolo approfondiamo la conoscenza della più conosciuta ovvero il Taijiquan, noto in Occidente anche come Tai Chi, ma spesso considerato niente di più di una semplice ginnastica dolce per anziani. 

Per secoli, questa antica arte marziale cinese ha rappresentato una perfetta sintesi tra filosofia taoista, medicina tradizionale e tecniche di combattimento. Esploriamo quindi le origini di questa disciplina e le caratteristiche dei suoi cinque stili principali.

Origini e Filosofia

Le radici del Taijiquan affondano nella filosofia cinese dello Yin e Yang, il principio dell'unità degli opposti. Il nome stesso, che significa "Pugno del Principio Supremo", si basa sul concetto che dal Taiji (il Grande Estremo) hanno origine i due opposti complementari.

Secondo i documenti storici, l’arte marziale nacque a metà del XVII secolo nel villaggio di Chenjiagou, nella provincia centrale cinese dell’Henan. Fu un uomo di nome Chen Wangting (1600-1680) , discendente di una famiglia dedita alle arti marziali, a sistematizzare le tecniche di famiglia in una serie di movimenti strutturati . Chen Wangting unì le tecniche di pugilato tradizionali, gli esercizi di respiro (Qigong) e la teoria dei meridiani della medicina tradizionale cinese per dare vita a quello che oggi conosciamo come stile Chen .

Inizialmente, il Taijiquan rimase un "segreto di famiglia" tramandato solo all'interno del clan Chen, ma tutto cambiò nel XIX secolo, quando Yang Luchan riuscì ad apprenderlo e a diffonderlo al di fuori del villaggio . Da lì nacquero i cinque grandi stili familiari che dominano la scena mondiale.

I Cinque Stili Principali

Sebbene esistano molte varianti, il Taijiquan tradizionale si è evoluto in cinque scuole principali, ognuna delle quali porta il cognome della famiglia che l'ha fondata o perfezionata.

1. Stile Chen – L’Origine

Lo Stile Chen è il più antico e la madre di tutti gli altri stili . Creato da Chen Wangting, questo stile conserva ancora oggi le caratteristiche marziali originarie.

  • Caratteristiche: Alterna movimenti lenti e morbidi a esplosioni di energia rapide e potenti (chiamate fajin). I movimenti spesso disegnano spirali e avvolgimenti, con posture basse e ampie che includono salti e calci .

2. Stile Yang – Il Più Popolare

Lo Stile Yang è oggi lo stile più praticato al mondo. Fu creato da Yang Luchan (1799-1872) , un allievo di Chen Changxing che studiò l’arte a Chenjiagou e divenne talmente abile che gli fu dato il soprannome di "Yang l'Invincibile"

  • Caratteristiche: Movimenti ampi, aperti, eleganti e fluidi. Il ritmo è costante e lento, senza esplosioni di energia violente, dando l'illusione di un "filo di seta che si srotola ininterrottamente"

3. Stile Wu – La Precisione Scientifica

Attenzione a non confonderlo con il successivo: lo Stile Wu fu fondato da Wu Yuxiang (1812-1880) . Proveniente da una famiglia ricca e colta, Wu studiò sia lo stile Chen che quello Yang, unendo teoria e pratica . Scrisse manuali teorici fondamentali e suddivise ogni movimento in quattro parti (inizio, collegamento, apertura e chiusura) .

  • Caratteristiche: Movimenti di "piccolo riquadro" (xiaojia), con passi stretti e posture compatte. L'enfasi è sulla postura eretta e sulla distinzione tra "pieno" e "vuoto". È uno stile molto raffinato e tecnicamente esigente .

4. Stile Wu – La Morbidezza Fluida

L'altro Stile Wu, fu fondato da Wu Jianquan (1870-1942) . Wu Jianquan imparò l'arte da suo padre, Quan You, che era a sua volta allievo di Yang Banhou (figlio di Yang Luchan) .

  • Caratteristiche: Postura del corpo inclinata in avanti e movimenti molto morbidi e naturali. Lo stile Wu si concentra sulla "calma" e sulla "delicatezza". Un proverbio dice che in questo stile "una piccola forza viene esercitata per neutralizzarne una molto più forte" .

5. Stile Sun – La Sintesi delle Arti Interne

Lo Stile Sun è il più giovane dei cinque grandi stili. Fu creato da Sun Lutang (1861-1933) , un maestro leggendario che era già un esperto di altre due grandi arti interne cinesi: lo Xingyiquan (Pugno della Forma e della Mente) e il Baguazhang (Palmo degli Otto Trigrammi) .

  • Caratteristiche: Movimenti agili, flessibili e veloci, con continui avanzamenti e ritirate (passi vivi). Lo stile Sun unisce la fluidità del Taiji alla dinamicità del Bagua e alla potenza lineare dello Xingyi. È uno stile molto energetico, con sollevamenti e abbassamenti continui del baricentro .

Il Taijiquan è un patrimonio culturale immateriale dell'umanità riconosciuto dall'UNESCO dal 2020, ma per i cinesi è molto di più: è una "medicina in movimento" e una via per l'armonia interiore . Che si scelga l'esplosività dello Stile Chen, l'eleganza dello Yang o la sintesi dello Sun, ogni stile offre la stessa opportunità di coltivare il corpo e lo spirito secondo i principi millenari della filosofia cinese.

giovedì 9 aprile 2026

Le Arti Marziali Interne di Wudang

Nel cuore della provincia dello Hubei, dove le nuvole accarezzano le vette sacre e le foreste secolari custodiscono segreti millenari, sorge il monte Wudang. 

Non è solo una montagna: è la culla di un sapere che fonde il corpo con lo spirito, il movimento con la meditazione, la forza con la morbidezza. 

È qui che, tra la fine della dinastia Yuan e l'inizio della Ming, il leggendario taoista Zhang Sanfeng gettò le basi di un sistema marziale destinato a diventare uno dei pilastri della cultura cinese, al pari del più celebre Shaolin.

Oggi, le arti marziali di Wudang contano oltre 100 milioni di appassionati in più di 150 paesi, e ogni anno circa 30.000 visitatori stranieri salgono sul monte per studiare direttamente alla fonte. Riconosciute come Patrimonio Culturale Immateriale Nazionale nel 2006, rappresentano un tesoro vivente che continua a ispirare generazioni in tutto il mondo.

La leggenda del serpente e della gru: la nascita di un'arte

La storia più affascinante legata alla nascita del Wudangquan è quella che vede Zhang Sanfeng osservare un combattimento tra un serpente e una gru. L'uccello, aggressivo e rapido, scendeva a picco con colpi violenti. Il serpente, apparentemente in svantaggio, si limitava a ritrarsi e a muoversi con fluidità, attendendo il momento giusto. All'improvviso, con un movimento rapido e preciso, colpiva il nemico.

Da questa visione, Zhang Sanfeng comprese l'essenza del combattimento secondo il Tao: vincere attraverso la morbidezza, non opporre forza a forza, ma assorbire, reindirizzare, attendere. Nacque così il Taijiquan, il "Pugno del Supremo Colmo", basato sulla circolarità dei movimenti e sull'equilibrio tra Yin e Yang.

I tre gioielli del Wudang: Taiji, Xingyi e Bagua

Il sistema marziale di Wudang poggia su tre pilastri fondamentali, ognuno con una propria personalità e filosofia, ma accomunati dal principio del "lavoro interno" (Neijia): coltivare l'energia vitale (Qi) attraverso la mente e la respirazione.

Taijiquan – La morbidezza che dissolve la forza

Il Taiji è il più conosciuto dei tre, quello che in tutto il mondo viene praticato nei parchi all'alba da milioni di persone. Ma non lasciarti ingannare dalla lentezza dei movimenti: ogni gesto, apparentemente leggero come una piuma, nasconde un'applicazione marziale potentissima.

La filosofia del Taiji è quella di "quattro once che respingono mille libbre". Non si blocca un attacco, lo si accarezza, lo si devia, lo si trasforma. I movimenti sono lenti, continui, aggraziati, ma richiedono una concentrazione assoluta. Si pratica la "sensibilità all'ascolto" (Ting Jin), la capacità di percepire le intenzioni dell'avversario al solo contatto, per anticiparlo e neutralizzarlo.

Secondo i maestri di Wudang, la pratica del Taiji non è solo un'arte marziale: è meditazione in movimento, un modo per "rendere il mondo esterno più piccolo e il mondo interiore più grande".

Xingyiquan – La linea retta della potenza

Se il Taiji è una sfera che rotola, lo Xingyi è una freccia che scocca. Questo stile, più lineare e apparentemente aggressivo, si basa sulla teoria dei Cinque Elementi (Metallo, Legno, Acqua, Fuoco, Terra), tradotti in cinque colpi fondamentali.

La sua filosofia è potentissima: "l'intenzione muove il Qi, il Qi muove la forza". Non c'è spazio per movimenti inutili. Si avanza con determinazione, si colpisce con potenza concentrata, si sovrasta l'avversario con la forza dell'intenzione. Lo Xingyi è l'arte dell'attacco diretto, della soppressione, del "colpire per primi". Le forme animali (dodici in totale, tra cui drago, tigre, serpente) aggiungono sfumature e strategie specifiche a questo sistema già potentissimo.

Baguazhang – Il cerchio che avvolge

Il Bagua è forse il più affascinante e misterioso dei tre. La sua caratteristica distintiva è il camminare in cerchio. Il praticante si muove costantemente attorno all'avversario, cambiando direzione e angolazione in continuazione, come l'acqua che scorre intorno a un sasso.

Se lo Xingyi è la linea e il Taiji è la sfera, il Bagua è il cerchio in movimento perpetuo. Non si affronta il nemico frontalmente: lo si aggira, lo si avvolge, lo si colpisce da angolazioni cieche. Il corpo è agile, i passi sono rapidi e circolari, i palmi (perché nel Bagua si combatte a mani aperte, non a pugno) "afferrano e colpiscono" con movimenti serpentini.

Il Bagua rappresenta il cambiamento costante, l'adattamento, la trasformazione. Come insegna l'I Ching da cui prende il nome, l'unica costante nell'universo è il mutamento, e il guerriero di Wudang deve saper cambiare continuamente per sopravvivere.

La via del guerriero: allenamento del corpo e coltivazione dello spirito

Praticare le arti marziali di Wudang non significa imparare a combattere. Significa intraprendere un percorso di trasformazione personale che coinvolge corpo, mente e spirito.

Sul monte Wudang, la giornata tipo di uno studente inizia alle 5:30 del mattino. Si indossano gli abiti tradizionali e si esce all'aperto, dove l'aria è così pura da togliere il fiato. Si inizia con la meditazione in piedi (Zhan Zhuang), che può durare fino a un'ora. Sembra semplice, ma mantenersi immobili nella postura corretta, con le gambe leggermente piegate e la schiena dritta, è una delle sfide più difficili che esistano.

A seguire, la pratica delle forme (Taolu), il lavoro sulle armi (la spada dritta Jian, la sciabola Dao, l'asta Gun), la meditazione seduta per calmare la mente e coltivare il vuoto interiore.

Le arti marziali di Wudang non sono solo uno sport o una tecnica di difesa. Sono una via (Dao). Un percorso che insegna a fluire come l'acqua, a essere flessibili come il bambù, a rimanere centrati come la montagna. In un mondo frenetico che ci spinge alla durezza, alla competizione, alla forza bruta, la lezione di Wudang è rivoluzionaria: la vera forza è nella morbidezza, la vera potenza è nella calma, la vera vittoria è su sé stessi.

Come canta il Tao Te Ching: "L'acqua vince la roccia, non per forza, ma per perseveranza". Questa è l'essenza di Wudang.

martedì 7 aprile 2026

Yin Xian Fa: sigillare le perdite energetiche e risvegliare la mente del Dao

Nel percorso dell’alchimia interna taoista (neidan), prima ancora di cercare l’illuminazione, c’è un passo fondamentale, spesso trascurato: costruire le fondamenta (zhuji). Ed è proprio a questo scopo che nascono le tecniche dello Yin Xian Fa, i “Metodi per Attirare l’Immortalità”.

Ma non lasciarti ingannare dal nome. L’obiettivo iniziale non è l’immortalità, bensì qualcosa di molto più concreto: ripristinare lo stato di salute originale, riparando i danni energetici accumulati con l’età, lo stress e le abitudini di vita.

Sigillare le perdite: il primo gesto del praticante

Nel linguaggio tecnico taoista, la maggior parte delle persone vive in uno stato di “dispersione”, oggi diremmo di stress continuo. I sensi proiettati all’esterno, la mente sempre in presa, le emozioni non regolate: tutto questo consuma il Jing (l’essenza vitale), il Qi (l’energia) e lo Shen (lo spirito).

Lo Yin Xian Fa insegna l’arte inversa: sigillare le perditeCome?

  • Chiudendo le aperture dei sensi (non subendo passivamente gli stimoli).
  • Chiudendo i cancelli inferiori del corpo (dove l’energia spesso disperde).

Inoltre, questa pratica allena il corpo a sincronizzarsi con i ritmi naturali dell’universo, preparando il “vaso” fisico per le trasformazioni più sottili.

Il ruolo chiave del rilassamento profondo (Song)

Prima ancora di lavorare con la mente, lo Yin Xian Fa richiede un rilassamento fisico profondo, tecnicamente chiamato Song.
Questo non è un semplice “lasciarsi andare”. È un pilastro fondamentale, il punto di partenza obbligato per qualsiasi pratica seria.

Rilassamento e affondamento (Chen)

Il rilassamento taoista è la liberazione totale di ogni tensione muscolare superflua, senza collassare la postura.
Quando si raggiunge il Song, il peso del corpo affonda (Chen) verso i punti di contatto con il suolo (gli ossi ischiatici sul cuscino o sulla sedia).

Metafora classica: come un pollo ben cotto, in cui la carne cade semplicemente dall’osso.
Anche i bulbi oculari nelle orbite e gli organi interni devono “affondare”.

Il paradosso: rilassamento nel dolore

A differenza di un rilassamento passivo, la pratica richiede di mantenere la schiena dritta e le gambe incrociate (o almeno in burmese con una gamba piegata di fronte all'altra) una posizione che può diventare molto dolorosa durante sessioni lunghe.

Il praticante deve imparare a rimanere rilassato (Song) proprio nel mezzo del dolore intenso.

  • Se il corpo si muove per cercare sollievo, l’attenzione (Yinian) e lo spirito (Shen) si disperdono, interrompendo l’accumulo energetico.
  • Mentre la parte superiore del corpo è rilassata, la base (gambe e bacino) è “serrata” dalla postura incrociata per aumentare la pressione interna necessaria a rafforzare il Campo Inferiore del Qi.

Perché il rilassamento fisico è così importante per la mente?

Ecco il punto centrale: non si può rilassare la mente se il corpo è in tensione.
Il Song agisce come un ponte:

  • Quando i muscoli si liberano dalla contrazione cronica, il flusso di segnali nervosi verso il cervello si riduce.
  • La mente, non più chiamata continuamente a reagire a tensioni e fastidi fisici, può naturalmente smettersi di inseguire i pensieri.

In altre parole: rilassi il corpo e la mente si quieta da sola.
Non per imposizione, ma per conseguenza naturale.

La mente non deve fermarsi. Deve trasformarsi.

Una volta stabilito il rilassamento fisico, la mente impara a cambiare qualità. Ecco i principi fondamentali.

1. Raccogliere e svuotare 

Il primo compito è raccogliere la mente dispersa. Non significa sopprimere i pensieri, ma svuotare il cuore-mente da ogni affanno e lo spirito (shen) da ogni faccenda mondana. L’atteggiamento giusto è: dimenticare tutto per entrare nel nulla.

2. Gestire i pensieri casuali senza lottare

I pensieri sorgono. È inevitabile. Ma la mente non deve analizzarli, seguirli o giudicarli.
Questo è il metodo, semplice e immediato: appena sorge un pensiero, dichiara mentalmente “giusto” o “sbagliato”, oppure dì semplicemente “finisce qui”. In questo modo interrompi la ruminazione prima che prenda energia.

3. Invertire i sensi: dentro, non fuori

La mente viene deliberatamente distolta dagli stimoli esterni.
Attraverso la Visione Interiore e l’Udito di Ritorno, impari a osservare le sensazioni del corpo, il battito del cuore, il fluire del respiro. Non immagini: percepisci.

4. Dalla mente umana alla mente del Dao

C’è una differenza cruciale tra:

  • Mente umana: discorsiva, post-natale, piena di giudizi e memoria.
  • Mente del Dao: consapevolezza originaria, lucida e silenziosa.

Lo Yin Xian Fa ti guida verso la seconda. Non è uno stato ipnotico: è uno stato in cui nessun pensiero concettuale sorge, eppure la mente rimane completamente sveglia e illuminata.

5. Agire attraverso la non-azione (Wuwei)

Quando la stabilità diventa profonda, accade qualcosa di spontaneo: la mente dimentica il corpo fisico e persino il respiro nasale. Entra nel Wuwei.
Qui non cerchi di controllare nulla. Osservi in silenzio la trasformazione spontanea delle energie interne. È l’azione senza sforzo, il fare lasciando accadere.

L’obiettivo finale: la stabilità (Ding) e il vaso vuoto

Il rilassamento (Song) non è il fine, ma lo strumento per raggiungere la Stabilità (Ding), uno stato in cui:

  • Il corpo è immobile come una montagna.
  • La mente è priva di pensieri casuali.
  • Il corpo si sente come un contenitore vuoto o una struttura cava, che permette al Qi di circolare liberamente senza incontrare blocchi muscolari o energetici.

Non è un “uscire fuori di testa” né addormentarsi. Durante la meditazione, il cervello lavora con il corpo come partner attivo.

Effetti fisiologici del rilassamento taoista

Secondo le fonti, questo tipo di rilassamento seduto produce cambiamenti concreti:

  • Pressione e calore: Il rilassamento permette alla pressione nella testa di scendere verso l’addome, bilanciando il sistema. Questo genera calore interno, segno che l’energia si sta raccogliendo.
  • Autoregolazione: Una sessione di 45 minuti, un'ora o più, in questo stato di quiete rallenta la circolazione, ottimizza il pensiero e permette al corpo di ripararsi spontaneamente.

Attenzione: non cadere nella quiete inerte

Uno degli avvertimenti più importanti dello Yin Xian Fa è questo: la mente non deve diventare come un pezzo di legno.
La quiete inerte, priva di consapevolezza, simile a un torpore, è un vicolo cieco.

Ciò che si cerca è una stabilità viva:

  • Libera da desideri e tensioni.
  • Capace di osservare con calma, senza aggrapparsi.
  • Consapevole come uno specchio che riflette senza trattenere.

Lo Yin Xian Fa non è una tecnica per “silenziare la mente”, ma per trasformarne la natura attraverso un lavoro integrale su corpo ed energia.

  • Si parte dal rilassamento profondo (Song) – non come fine, ma come fondamento necessario.
  • Si impara a sigillare le perdite energetiche e a invertire i sensi verso l’interno.
  • La mente, liberata dalle tensioni fisiche, può raccogliersi spontaneamente e passare dalla mente umana discorsiva alla mente del Dao.
  • Nella stabilità (Ding), si osserva in non-azione (Wuwei) la trasformazione spontanea delle energie.

È il primo passo, solido e profondo, per chi desidera percorrere il sentiero dell’alchimia interiore senza costruire su fondamenta fragili.

Ricorda: non si calma la mente lottando con i pensieri.
Si calma il corpo, e la mente segue.

venerdì 3 aprile 2026

Vinh Xuan vs Wing Chun: Storia, Differenze e l'Anima del Kung Fu Vietnamita

Se ti sei mai chiesto quale sia il legame tra il celebre Wing Chun reso famoso da Yip Man e Bruce Lee, e il meno noto Vinh Xuan vietnamita, sei nel posto giusto. Non si tratta di due arti marziali diverse, ma di due anime dello stesso sistema, separate dalla geografia e plasmate dalla storia.

In questo articolo esploreremo le loro radici comuni, il viaggio che ha portato il Wing Chun in Vietnam e le sottili differenze che rendono il Vinh Xuan una gemma unica nel panorama delle arti marziali.

Le Radici Comuni

Tutto ha inizio con lo stesso nucleo tecnico originario del sud della Cina. Il nome Wing Chun (o Vinh Xuan) significa "Eterna Primavera". Il Wing Chun si distingue per i suoi principi di efficienza, linea centrale e combattimento a corta distanza. È un sistema nato per permettere a una persona più piccola o più debole di sconfiggere un avversario più grande e forte.

Nel corso del XX secolo, da questo ceppo comune si sono sviluppati numerosi rami. Quello più famoso in Occidente è senza dubbio il ramo di Yip Man (o Ip Man), che a Hong Kong formò allievi destinati a diventare leggende, come Bruce Lee. Ma mentre Yip Man rendeva il Wing Chun un fenomeno globale, un’altra storia stava prendendo forma in Vietnam.

Il Viaggio in Vietnam: La Nascita del Vinh Xuan

Il padre del Vinh Xuan in Vietnam è il maestro cinese Nguyễn Tế Công (nome cinese: Yuen Chai Wan).

Chi era Nguyễn Tế Công?

  • Fratello d'arte: Era il fratello maggiore di Yuen Kay Shan, un altro celebre maestro di Wing Chun della regione di Foshan.
  • Fuga dalla guerra: Durante la Seconda Guerra Mondiale, per sfuggire ai servizi segreti giapponesi, fu costretto a lasciare la Cina.
  • Approdo ad Hanoi (1939): Nel 1939 si rifugiò nel Vietnam settentrionale, assumendo il nome vietnamita Nguyễn Tế Công per nascondere la sua vera identità.
  • Insegnamento selettivo: Ad Hanoi aprì una scuola, ma inizialmente insegnò quasi esclusivamente a studenti di origine cinese. L’unico vietnamita ammesso come allievo diretto fu il maestro Ngô Sĩ Quý, che divenne il principale erede e divulgatore di quest'arte nel paese.

Dopo il 1954, con la divisione del Vietnam, Nguyễn Tế Công si trasferì a Saigon (l’odierna Ho Chi Minh City), dove continuò a insegnare fino alla morte, avvenuta nel 1963. Il suo lascito è sopravvissuto grazie a discepoli come Trần Thúc Tiển e Trần Văn Phùng, oltre al già citato Ngô Sĩ Quý.

Differenze Tecniche e Filosofiche: Cosa Cambia sul Campo?

Se il Wing Chun classico (ramo Yip Man) è famoso per la sua economia di movimento e l’attacco diretto lungo la linea centrale, il Vinh Xuan vietnamita ha sviluppato alcune caratteristiche distintive.

CaratteristicaWing Chun (Yip Man)Vinh Xuan (Vietnamita)
Origine principaleHong Kong / Cina (Foshan)Vietnam (introdotto da Nguyễn Tế Công)
Maestro di riferimentoYip ManNguyễn Tế Công, Ngô Sĩ Quý
LignaggioRamo principale di Yip ManRamo "Fat San" (Foshan) – considerato più antico e completo in alcuni aspetti
Enfasi tecnicaLinea centrale, efficienza, pugilato direttoMaggiore enfasi sul lavoro interno (Nội Gia / NeiGong) e su movimenti leggermente più circolari
SensibilitàChi Sao (Mani Incollate) fondamentaleChi Sao (Tay Dinh) altrettanto fondamentale, ma integrato con esercizi di "energia interna"
PreparazioneStruttura, rilassamentoLavoro preliminare sulle articolazioni ("tre anelli") e sul peso/contrappeso

Il "Segreto" Vietnamita: Il Lavoro Interno

Ciò che molti appassionati trovano affascinante nel Vinh Xuan è la sua anima "interna" (Nội Gia). Mentre il ramo di Yip Man si concentra molto sull'efficienza meccanica e biomeccanica, il Vinh Xuan preserva metodi di allenamento del respiro e dell'energia (Khí công) che derivano direttamente dalle antiche tradizioni di Shaolin. Questo approccio mira a sviluppare non solo la forza fisica, ma anche una consapevolezza più profonda del proprio corpo e delle proprie intenzioni.

Il Lignaggio Vietnamita: Oggi

Oggi il Vinh Xuan in Vietnam è conosciuto anche come Vĩnh Xuân Ngô Gia (Scuola del Vĩnh Xuân della famiglia Ngô), in onore del maestro Ngô Sĩ Quý, che dopo la morte di Nguyễn Tế Công ha sistematizzato e tramandato l'arte, adattandola alla sensibilità vietnamita.

Mentre il Wing Chun di Yip Man è uno stile globale, con milioni di praticanti in tutto il mondo, il Vinh Xuan rimane più radicato in Vietnam. Tuttavia, grazie al lavoro di maestri come Tri Vu Khac, si sta facendo strada anche in Europa, principalmente in Belgio, Francia e Italia, rivelando al mondo la ricchezza di questo ramo unico.

Conclusione: Due Facce della Stessa Medaglia

Alla domanda "Che differenza c'è tra Wing Chun e Vinh Xuan?", la risposta è affascinante nella sua semplicità:

Il Vinh Xuan è il Wing Chun del Vietnam.

Non esiste una "versione migliore" dell'altra. Esistono due percorsi storici che, partendo dallo stesso tronco (il kung fu del sud della Cina), hanno dato vita a due interpretazioni ugualmente valide e profonde.

  • Se cerchi la scuola più popolare e diffusa nel mondo, con una vasta letteratura e una comunità globale, il Wing Chun (ramo Yip Man) è la tua strada.
  • Se sei affascinato dalle origini più antiche, dal lavoro interno e da un approccio più circolare e radicato, il Vinh Xuan vietnamita potrebbe rivelarsi una scoperta preziosa.

In entrambi i casi, entrerai in contatto con un'arte marziale intelligente, nata dalla necessità di proteggersi e cresciuta fino a diventare una disciplina di profonda crescita personale.


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giovedì 2 aprile 2026

Ngô Sĩ Quý: biografia, storia e il Vinh Xuan vietnamita

Ngô Sĩ Quý è stato un maestro di Vĩnh Xuân Quyền (Wing Chun Kuen) vietnamita, riconosciuto come uno dei pionieri e dei maggiori esponenti di questa arte marziale in Vietnam. La sua vita è stata un intreccio unico di passione per la musica, impegno rivoluzionario e dedizione alla preservazione e allo sviluppo del Vĩnh Xuân.

Primi Anni e Passione per la Musica (1922-1939)

Il maestro Ngô Sĩ Quý nacque il 22 ottobre 1922 a Hanoi, in una famiglia agiata con una solida tradizione di studi mandarinali: suo nonno paterno era un dottore in lettere (Tiến sĩ). Suo padre era Ngô Dưỡng Chính (1889-1943) e sua madre Nguyễn Thị Tâm (1900-1987). Era il terzo di otto fratelli e la famiglia viveva in una delle zone più antiche della città, precisamente in via Mã Mây.

Da giovane, Ngô Sĩ Quý dimostrò una spiccata inclinazione artistica, in particolare per la musica. Imparò a suonare il violino grazie agli insegnamenti di un sacerdote della Cattedrale di Hanoi e ben presto divenne un violinista di talento, membro rinomato dell'orchestra della chiesa . Questo suo talento musicale fu la chiave che aprì la porta al suo destino nelle arti marziali.

L'Incontro con il Vĩnh Xuân (1939-1945)

Verso la fine del 1939, Ngô Sĩ Quý incontrò Cam Túc Cường, un giovane di origine cinese appassionato di musica come lui. I due divennero amici e Cam Túc Cường lo presentò alla sua famiglia e al loro precettore e guardiano, un uomo di nome Nguyễn Tế Công .

Nguyễn Tế Công (noto anche come Tế Công) era un maestro di Vĩnh Xuân Quyền emigrato dalla Cina. Durante il loro primo incontro, il maestro Tế Công eseguì una sezione della forma "Thủ đầu quyền" e chiese al giovane Quý di ripeterla. Con sua grande sorpresa, Ngô Sĩ Quý fu in grado di riprodurre i movimenti con precisione, dimostrando un talento naturale eccezionale . Impressionato, Tế Công accettò di prenderlo come allievo .

Il periodo di apprendistato diretto con il maestro Tế Công durò circa tre anni, durante i quali Ngô Sĩ Quý apprese tecniche di pugilato, armi e combattimento a cavallo . Tuttavia, la sua formazione più intensa e duratura avvenne al fianco di Cam Túc Cường, che era considerato il miglior discepolo di Tế Công. Fu in questi anni che Ngô Sĩ Quý assimilò profondamente i principi e le tecniche del Vĩnh Xuân, pur ignorando inizialmente il nome della scuola, che veniva tenuto segreto per tradizione .

L'Anno dell'Indipendenza e la Guerra di Resistenza (1945-1954)

Con lo scoppio della Rivoluzione d'Agosto del 1945, Ngô Sĩ Quý, animato da profondo patriottismo, scelse di abbandonare la via della musica e delle arti marziali per unirsi alla lotta per l'indipendenza del Vietnam . Questa decisione portò a una rottura con la famiglia di Cam Túc Cường, che, in quanto commercianti, preferivano rimanere neutrali e decisero di trasferirsi nel Sud del paese. Il maestro Tế Công invitò Ngô Sĩ Quý a seguirli, ma lui rifiutò per rimanere a combattere .

Ngô Sĩ Quý si unì alla resistenza, diventando membro della milizia di autodifesa che combatteva per difendere Hanoi. Dopo il ritiro delle forze vietnamite dalla capitale, continuò la lotta nelle province di Nam Định e Ninh Bình . Dal 1947 al 1952, passò dal ruolo di soldato a quello di responsabile dei cadetti presso la Divisione 308 .

All'inizio del 1953, Ngô Sĩ Quý fu inviato in Cina come insegnante di musica presso la prima scuola per cadetti vietnamiti a Nam Ninh (nella regione del Guangxi) . Fu durante questo soggiorno che ebbe l'opportunità di osservare da vicino il mondo delle arti marziali cinesi e scoprì con sorpresa che l'arte che aveva appreso dal maestro Tế Công era l'altamente stimato Vĩnh Xuân Quyền . Questa rivelazione accese in lui il desiderio di diffondere quest'arte in patria.

La Ricostruzione e la Trasmissione del Vĩnh Xuân in Vietnam (1956-1997)


Ngô Sĩ Quý tornò in Vietnam all'inizio del 1956. Continuò a lavorare come educatore, prima al Conservatorio di Musica e poi presso il Ministero dell'Istruzione, dove si occupò della ricerca e dello sviluppo dei programmi di Cultura-Fisica-Estetica .

Parallelamente al suo lavoro istituzionale, a partire dal 1968, iniziò a dedicarsi al suo grande sogno: sistematizzare, sviluppare e trasmettere il Vĩnh Xuân Quyền . In questi anni, intraprese una ricerca per rintracciare altri vietnamiti che avevano studiato con Tế Công. Incontrò così il maestro Trần Thúc Tiển, un altro celebre allievo del loro maestro comune, con cui poté confrontarsi e approfondire la sua conoscenza.

Nel 1969, dopo anni di studio e ricerca, Ngô Sĩ Quý completò il lavoro di ricostruzione del sistema di combattimento "108" e delle forme di Vĩnh Xuân. La sua scuola è oggi conosciuta come Vĩnh Xuân Ngô Gia.

Nel 1976, in occasione della Conferenza Nazionale sulle Arti Marziali organizzata dal Ministero dell'Istruzione, presentò una relazione intitolata "Combinare selettivamente la ginnastica moderna con le forme di movimento tradizionali per costruire un uomo vietnamita completo" .

Dopo il suo pensionamento nel 1974, Ngô Sĩ Quý si dedicò interamente all'insegnamento, formando numerose generazioni di allievi, non solo vietnamiti ma anche stranieri .

Il maestro Ngô Sĩ Quý è venuto a mancare il 5 febbraio 1997 ad Hanoi, all'età di 76 anni, lasciando un'eredità marziale e culturale inestimabile .

Sintesi della Vita

Ngô Sĩ Quý è ricordato non solo come un grande maestro di arti marziali, ma anche come un intellettuale, un musicista, un educatore e un patriota, che ha dedicato la vita a formare i giovani e a preservare un patrimonio culturale, fondendo l'eredità del suo maestro cinese con lo spirito e la cultura del Vietnam.

  • 1922: Nasce il 22 ottobre ad Hanoi da una famiglia di tradizione intellettuale.
  • Anni '30: Si appassiona alla musica e diventa un abile violinista.
  • 1939: Conosce Cam Túc Cường e, tramite lui, il maestro Nguyễn Tế Công, iniziando lo studio segreto del Vĩnh Xuân.
  • 1945: Sceglie di unirsi alla rivoluzione, rifiutando di seguire il maestro nel Sud.
  • 1945-1954: Partecipa attivamente alla guerra di resistenza contro i francesi.
  • 1956: Inizia a lavorare nel settore dell'educazione.
  • 1968: Inizia il lavoro di sistematizzazione e insegnamento del Vĩnh Xuân Quyền.
  • 1997: Muore il 5 febbraio ad Hanoi.