Il 17 maggio 2026, nella suggestiva cornice di Saluzzo, si è svolto il tradizionale torneo di kung fu organizzato dalla PWKA,
un appuntamento atteso da tutti gli appassionati di arti marziali
cinesi e giunto alla tredicesima edizione.
Una giornata fatta di disciplina, tecnica e cuore, in cui i nostri atleti sono scesi in pedana per misurarsi non solo con gli avversari, ma, come sempre accade in questi casi, con se stessi
I nostri cinque atleti, hanno partecipato nelle rispettivi categorie di età e peso nelle tre specialità in gara:Una giornata fatta di disciplina, tecnica e cuore, in cui i nostri atleti sono scesi in pedana per misurarsi non solo con gli avversari, ma, come sempre accade in questi casi, con se stessi
- Combattimento kung fu tradizionale per Francesco e Andrea Musso
- Combattimento Sanda (kickboxing cinese) per Samuele Musso e Alessio Tallone
- Combattimento punto e stop per Kevin Tallone
Podi e medaglie premiano la preparazione e il sacrificio di tutti loro. Un applauso speciale va a Francesco per il gradino più alto del podio e a ciascuno per aver lottato con onore e determinazione.
Troppo
spesso, guardando i risultati finali, ci si dimentica di ciò che
realmente accade prima e durante un combattimento. La sfida più grande
non è l’avversario dall’altra parte della pedana, ma le proprie paure, i propri limiti, il dialogo interiore che dice “forse non ce la farò”.
Ogni torneo è un test di quanto appreso in palestra: mesi di sacrifici, tecniche ripetute centinaia di volte, condizionamento fisico e mentale. Sul quadrato di gara, tutto diventa vero, la mente si spegne. E lì non ci sono scuse.
Per questo, ogni volta che un nostro atleta sale in pedana, vince già qualcosa: il coraggio di mettersi in gioco.
Naturalmente
c’è spazio anche per la gioia dei traguardi raggiunti. Le medaglie
conquistate a Saluzzo sono motivo di grande orgoglio per la nostra
scuola. Ma non dimentichiamo l’altra faccia della medaglia: il torneo è
anche un momento di feedback preziosissimo.
Cosa ha funzionato? Cosa possiamo migliorare? Fiato? Calci? Proiezioni? Mobilità della schiena? Sincronizzazione? Quale tecnica ha tradito la tensione? Dove abbiamo lasciato punti per strada?
Questo è lo spirito marziale autentico: usare ogni competizione come una lezione. Perché il cammino nel kung fu non ha una meta definitiva, è un percorso di miglioramento continuo, fatto di umiltà e voglia di alzarsi sempre, anche dopo una sconfitta. Rialzarsi sempre, sempre avanti, mai arrendersi, fino alla fine.






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